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PO FESR
Sicilia 2007 - 2013

Asse IV

Obiettivo Operativo 4.1.1
Linea di intervento 4.1.1.2









 
 




 
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Metodologie innovative “Design Thinking” di produzione e distribuzione di Banche Dati Geografiche per consentirne una gestione interoperabile tra PA, imprese e cittadini in approccio multilivello sui settori di intervento Ambiente, Energia, Pianificazione Territoriale, Beni Culturali e Protezione Civile nel rispetto delle ultime direttive europee (INSPIRE) nazionali (DL.32 e DL70) e regionali (SRI e PO FESR).

 

L’approccio innovativo proposto per la conduzione del progetto, e nello specifico per la realizzazione del DBG (Data Base Geografico) , è quello del Design Thinking a cui si è arrivati mettendo a frutto l’esperienza maturata in diverse iniziative progettuali portate avanti negli anni precedenti.

In poche parole l’espressione Design Thinking vuole descrivere la volontà di adottare un nuovo modo di progettare che attinge ai processi creativi propri del design, una nuova logica operativa di lavoro che vede imprenditori e progettisti affiancati e affiatati sin dalle prime fasi di innesco progettuale, con lo sforzo di guardare quello si che realizza nella prospettiva di chi dovrà usarlo, e non solo dal punto di vista implementativo.

Il  Design Thinking, in quanto processo creativo che ruota intorno alla “costruzione” delle idee, si differenzia dal metodo lineare analitico che prevede l’esecuzione sequenziale delle fasi di analisi > progetto > sviluppo > collaudo > manutenzione. Fa spazio, al contrario, a fasi non lineari che possono avvenire simultaneamente o essere ripetute.

Nei paesi anglosassoni si parla e si utilizza il Design Thinking da almeno sette anni, raffinando il  valore aggiunto derivato dal processo creativo o Design Process - metodologia da sempre appartenuta al campo della progettazione - e come questo possa garantire risultati qualitativamente alti, facilitando le strategie aziendali, il marketing e l’ideazione di nuovi servizi e/o prodotti.

Attualmente, una consapevolezza più diffusa permette al Design di essere giustamente considerato in modo più allargato, allontanando il vecchio concetto che lo vuole solidamente legato all’oggetto e alle sue forme. Oggi invece il Design e tutte le sue declinazioni sono protagonisti nel dirigere la progettazione nell’interezza del suo percorso, tenendo ben presente la complessità della vita contemporanea e quindi il contesto in cui il manufatto, l’oggetto e il servizio andranno ad insistere. La metodologia progettuale del Design si avvale da sempre di quattro fondamentali passaggi, quali:

  • la Ricerca,

  • la Definizione,

  •  lo Sviluppo

  • e il Delivery.

 In Italia questa consapevolezza soffre di interlocutori capaci di capirne la potenzialità effettiva.

Sono poche le aziende, gli imprenditori, i dirigenti ed i professionisti che ne fanno tesoro e invece sono ancora moltissimi quelli che scambiano il Sistema-Design per un valore di immagine e non di contenuto.

 Di contro, le aziende americane ed inglesi dimostrano sempre un forte interesse per modalità di ricerca “user centric” adottate dal mondo del Design; osservazioni sul campo, dove il designer si avvicina e descrive le situazioni reali del quotidiano partendo dalle esperienze che provengono dal basso, per capire meglio come le persone interagiscono con i prodotti/servizi.

Per gli stakeholder delle aziende anglosassoni è veramente importante capire e condividere il percorso attarverso il quale si arriva all’ideazione di un progetto, come ci si avvicina a soluzioni ben calibrate e decisioni strategiche importanti, come determinare solide basi sulle quali scommettere economicamente.

Il Design Thinking non è altro che una metodologia appartenente al mondo del Design, un processo progettuale strutturato che si è ottimizzato ed evoluto a tal punto che se usato bene fa sia da collante tra tutte le figure che partecipano al progetto che da garante del risultato finale rispetto alla visione iniziale.

Per i designer, l’approccio progettuale non è sempre identico, ma ciò che accomuna tutti è da sempre la passione verso il percorso di scoperta e, per tutti coloro che sono particolarmente legati al Design Thinking, è anche l’opportunità di lavorare alla sua ideazione fin dalle prime fasi di innesco del progetto stesso. Il Design pensato o ragionato o ancora integrato, utilizza da tempo diverse modalità di indagine. I designer, oltre alle metodologie relative alla ricerca diretta sul campo, tendono a coinvolgere gli attori diretti appartenenti a tutta la filiera di produzione, di strategia, di sviluppo, di comunicazione, di distribuzione e di consumo. Il workshop multidisciplinare è uno di questi; sapientemente preparato e moderato dal Design permette di individuare in modo operativamente veloce e con puntuale precisione le opportunità di progetto. Il successivo sviluppo delle idee emerse in concetti strutturati e riutilizzabili, è un passaggio importantissimo che solo il professionista del progetto è in grado di tradurre in linee guida, dialogando costantemente con i propri interlocutori e comunicando la sintesi di una complessità molto più ampia.

In un “essay” per la Harvard Business Review, dal nome Design Thinking, Tim Brown sottotitola il concetto con la frase: “Thinking like a designer can transform the way you develop products, services, processes - and even strategy”. Tim Brown è il CEO di Ideo, la più grande azienda di Product Design al mondo. Da anni questa azienda sviluppa prodotti ad ampio spettro, da quelli altamente tecnologici fino a progetti rivolti al terzo mondo usando il processo del Design come driver per l’innovazione.

Dopo la prima descritta cruciale fase di setting e di avanzamento dei lavori, va da se che il Design è storicamente il motore di controllo dei processi di prototyping e di user testing.

L’approccio basato sul Design Thinking prevede il rilascio continuo di prototipi per condividere con l’utenza le scelte implementative che si vogliono adottare, facendo emergere e talvolta costruire i veri desiderata degli utenti.

Per tali ragioni, si è quindi deciso di presentare un prototipo del DBG misurato su una realtà locale del territorio siciliano, grazie al quale si prevede di coinvolgere un numero sensibile di futuri utenti del sistema (dai funzionari regionali ai tecnici, ai liberi professionisti, cittadini e imprese). 

La “prototipazione” è infatti una delle “fasi” del Design Thinking  in cui l’elaborazione delle idee, combinate, ridefinite, espanse porta alla creazione di prototipi, anche grossolani che possono però essere sottoposti a utenti e committenti in modo da ricevere dei feedback.

I test di verifica e validazione finale del DBG prototipale sono stati condotti mediante rilievi e sopralluoghi diretti, in modo da comprovare gli aspetti funzionali, architetturali e fisici del sistema.

In fase di realizzazione e secondo le necessità del caso, sono state reiterate alcune fasi affinando per passaggi il prodotto del processo seguendo proprio l’approccio iterativo che contraddistingue il design thinking.

“I prodotti, i servizi e i concetti innovativi non nascono dal nulla. La creatività è il risultato dell’utilizzo di idee vecchie in nuovi contesti, in nuove combinazioni e secondo nuovi metodi (Robert Sutton)”

In talune evenienze, si è reso necessario rompere bruscamente con il passato per poter essere in grado di trovare soluzioni creative al problema, con lo sforzo di cambiare la prospettiva con la quale guardare al sistema che si stava realizzando e mettendosi dal punto di vista dell’utente e del fruitore finale, e non solo della tecnologia e dei meri esecutori.

Ciò ha impattato principalmente nel delicato processo di definizione logica delle componenti innovative “specialistiche” che il DBG in progetto ha accolto, sganciandosi a volte anche dalle specifiche tecniche in materia quando queste non rispondevano a pieno agli obiettivi di applicazioni pensate per un uso non solo topografico del database territoriale, ma di più ampio respiro ovvero come strumento reale di supporto alle politiche di pianificazione territoriale, gestione delle allerte di protezione civile ecc.

Ci si è resi conto, alla fine che l’innovazione è, infatti, principalmente nei processi, e solo marginalmente nelle soluzioni tecnologiche.

 

 

 

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